la terapia breve strategica
domande e risposte
    

la terapia breve strategica è stata ed è, per me, una sorta di nuova bussola che mi permette di orientarmi in modo diverso nell’universo dei problemi e delle patologie psichiche, di cercare e di seguire non la strada del “perché” (perché c’è un problema), ma del “come” (come il problema funziona) per poter trovare soluzioni efficaci in tempi brevi. È l’arte di trovare soluzioni solo apparentemente semplici per risolvere problemi complessi. Un’arte, tuttavia, altamente tecnologica.

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Quali sono i problemi trattati dalla Psicoterapia Breve Strategica

Protocolli specifici di intervento permettono di trattare: disturbi d’ansia (Disturbo da attacchi di panico; Agorafobia; Disturbo d’ansia generalizzato; Monofobie – animali, oggetti, situazioni-); disturbo ossessivo-compulsivo (Ossessioni, Compulsioni, Disturbo da accumulo, Tricotillomania), ossessivo-paranoico, paranoico; disturbi somatoformi (Ipocondria, Dismorfofobia); disturbi legati all’abuso di internet; disordini alimentari (Anoressia, Bulimia, Vomiting, Binge Eating -disturbo da alimentazione incontrollata-); depressione, nelle sue varie forme; disturbo post-traumatico da stress (PTSD); disturbi sessuali; problemi relazionali nei vari contesti; problemi di coppia; problemi dell’infanzia e dell’adolescenza.

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Quanto dura una Psicoterapia Breve Strategica

La Psicoterapia Breve Strategica è un intervento breve e focale. Generalmente nell’arco di 10 sedute i problemi sono sbloccati o risolti, indipendentemente dall’impedenza o cronicizzazione. La maggior parte dei miglioramenti avvengono già nel corso delle prime sedute e le successive sono dedicate al consolidamento dei risultati ottenuti.

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Quanto dura una seduta di psicoterapia

La durata di ogni seduta non è fissa, ma varia in maniera flessibile (solitamente tra i 30 e i 60 minuti), in quanto non è un tempo predeterminato a stabilirne la durata, ma il raggiungimento di uno specifico obiettivo di seduta, stabilito dal terapeuta.

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Qual è la cadenza delle sedute

Nelle prime fasi del trattamento la cadenza è generalmente quindicinale, salvo alcune eccezioni in cui, per le prime sedute, si ritiene più utile una cadenza settimanale. Una volta ottenuti i primi sostanziali miglioramenti gli intervalli tra le sedute vengono ulteriormente allungati (3 settimane, un mese, due mesi): il criterio guida, che stabilisce la frequenza, è sempre il risultato ottenuto. Il percorso si conclude con 3 controlli (follow-up) condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia.

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I risultati sono duraturi nel tempo

I risultati delle ricerche effettuate negli ultimi 30 anni hanno mostrato non solo un’elevata efficacia dell’intervento (88%), ma anche il mantenersi di tali risultati nel tempo, come confermato chiaramente dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, che hanno evidenziato una minima presenza di ricadute e l’assenza di spostamenti del sintomo.
Capita alle volte che le persone tornino in terapia, portando altri problemi: hanno anche imparato che se le tentate soluzioni messe in atto non funzionano, è inutile insistere; molto più proficuo chiedere aiuto.

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Non ho un problema particolarmente grave o impedente, ma sono comunque in difficoltà. Dovrei intraprendere una vera e propria psicoterapia
In questi casi non è necessario un intervento di psicoterapia, ma si può intervenire con una consulenza breve strategica, articolata in un numero limitato di sedute (solitamente 5 o anche meno). Questa tipologia di intervento è indicata per coloro che necessitano di trovare soluzioni rapide ed efficaci a situazioni di difficoltà o per risolvere problemi non impedenti: sentimentali o di coppia, difficoltà relazionali in ambito lavorativo, problemi nella relazione genitori-figli, problemi scolastici, etc.
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Nostro figlio ha dei problemi ma rifiuta l’aiuto. Cosa possiamo fare noi come genitori

Capita spesso che i genitori notino nei figli dei segnali preoccupanti ma che questi, spesso adolescenti, rifiutino di ammettere l’esistenza di un problema. A volte si tratta di un vero e proprio disturbo (alimentare, fobico, depressivo, etc), altre di difficoltà scolastiche o problemi di tipo relazionale (difficoltà con i coetanei, aggressività verso i familiari, etc). In tutte queste situazioni, il terapeuta strategico non forza il ragazzo a venire in terapia, in quanto controproducente, ma incontra i soli genitori dando loro indicazioni concrete volte a modificare il comportamento con il figlio. Può essere che tutta la terapia venga condotta in modo “indiretto, cioè solo per il tramite dei genitori, o può accadere che, a seguito dei cambiamenti introdotti nella relazione tra genitori e figlio, il ragazzo stesso, inizialmente oppositivo, diventi invece disponibile ad un aiuto diretto.

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La Terapia Strategica si occupa anche dei bambini

Si, ma in modo indiretto, ovvero lavorando solo attraverso i genitori e senza il bisogno di far venire il bambino in terapia. I genitori, se opportunamente guidati, dando loro indicazioni concrete per intervenire sul problema, sono i migliori terapeuti per i propri figli. Si ottiene in questo modo, e in tempi brevi, l’estinzione di problemi anche severi, senza dover “psichiatrizzare” o “psicologizzare” il bambino.

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Sono già in terapia per il mio disturbo. Posso iniziare una terapia di tipo strategico oppure devo prima interrompere il trattamento attualmente in corso

La Terapia Breve Strategica non presenta alcuna “controindicazione” rispetto alla coesistenza di altri interventi terapeutici, poiché rappresenta una modalità di lavoro del tutto originale. Di conseguenza, la persona che sta seguendo una psicoterapia di altro tipo o una terapia farmacologica può rivolgersi ad un terapeuta strategico senza dover interrompere il trattamento attualmente in atto.

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Ho un problema di coppia, ma il mio partner non vuole rivolgersi ad uno specialista. Che cosa posso fare

Non è necessario che entrambe i partner affrontino una terapia. È infatti molto più utile lavorare con chi è disposto a farlo, che cercare di forzare chi non vuole. Anche lavorando con uno solo dei membri della coppia si ottengono cambiamenti significativi nel rapporto, fino alla soluzione, in tempi piuttosto rapidi, del problema presentato. Anzi questa modalità può risultare addirittura più efficace nel caso di coppie fortemente conflittuali. Sovente a fronte dei primi cambiamenti, il membro riluttante si rende spontaneamente disponibile a partecipare al lavoro terapeutico.