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Alessandro Salvini, Tiziana Verbitz
Il pensiero antinomico
E' possibile tradurre il discorso dell'inconscio nel linguaggio della ragione?

E’ possibile tradurre il discorso dell’inconscio nel linguaggio della ragione? La psicoanalisi ha affrontato questo compìto in condizioni di estrema difficoltà epistemologica. Se da un lato essa ha cercato di muoversi entro un paradigma scientifico-positivista (naturalismo, determiniamo, mecanomorfismo, ecc.), dall’altro non è riuscita a rispettarne tutte le conseguenze sul piano del metodo. L’aspirazione ad una conoscenza di tipo nomotetico è scivolata sul piano della prassi verso la necessaria accentuazione di una conoscenza ermeneutica di tipo idrografico. Sfasatura tra spiegazione ed interpretazione, ossia tra “fatti” e “significati”. Ambivalenze epistemologiche si trovano sia in temi “mente-corpo” e nella “metapsicologia”, sia nello “sviluppo psicosessuale”. Principi teorici e concetti ora negati, ora ricondotti ad un riduzionismo di tipo biologico in presenza di un costante conflitto tra analogia e omologia. Esempio di ambiguità anche sul piano più propriamente clinico-terapeutico è la frequente confusione tra norme naturali e norme morali.

Il libro esamina questi problemi. Tuttavia considera anche gli ostacoli ad una revisione paradigmatica della psicoanalisi. Difatti, se non si comprende il contesto, da cui essa proviene e a cui è stata legata, non è possibile capire la persistenza dei suoi modelli operativi e dei suoi costruiti teorici. Quest’ultimi vincolati alla produzione di “verità”, socialmente funzionari alle prescrizioni storico-normative del comportamento e alle nuove definizioni del disagio psichico.

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